Il Ritorno Di Salt Hendon
IL SEGUITO DI LA SPOSA DI SALT HENDON
Serie Salt Hendon Libro 2

Translator/Traduttore Mirella Banfi

Italian translation of Salt Redux
Jane e Salt—quattro anni di ‘e vissero felici e contenti’
Sir Antony Templestowe—quattro anni di esilio Lady
Caroline—quattro anni di struggimento
Diana St. John—quattro anni per tramare la sua vendetta
Il momento è arrivato...


Può un fratello continuare con la sua vita di sempre sapendo che sua sorella è un’assassina? Può un nobiluomo riuscire a ottenere la vita che ha sempre desiderato quando il male è in agguato, invade tutti i suoi pensieri e infesta i suoi sogni? Che cosa servirà perché il bene trionfi sul male? La storia continua per i lettori che hanno apprezzato La sposa di Salt Hendon.

Suspense romantica con personaggi indimenticabili.
Non esplicito (sensualità solo accennata)
Lunghezza: 115.000 parole


Deluxe Trade Paperback  ISBN In uscita
Ebook  ISBN 9780987375162
Kobo   ISBN 1230000136099
Kindle  ASIN B00D0OJJ6Y
Alec Halsey Crimini e Romanticismo Libro 2…

 

La storia continua per i lettori che hanno
apprezzato La sposa di Salt Hendon.
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Edizione Cartacea


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COMMENTO IN EVIDENZA

Che piacere ritrovare ‘vecchi amici’ in questo seguito... i personaggi toccheranno le corde del vostro cuore con i loro sentimenti intensi: l’amore, l’angoscia, il desiderio e il dramma abbondano... la ricchezza della prosa e l’attenzione a tutto ciò che crea una storia rendono questo libro una lettura meravigliosa. Anche se si può leggere e apprezzare il libro da solo, vi raccomando di leggere prima ‘La Sposa Di Salt Hendon’ per apprezzare fino in fondo, e dall’inizio, gli aspetti toccanti della storia d’amore del Conte e della sua sposa. Altamente raccomandato – Fiona Ingram.

★★★★★Fiona Ingram for Readers’ Favorite

 

Lucinda Brant intesse la storia terrificante di un inganno pianificato fino ai minimi dettagli e ci fa genialmente scoprire il complotto insieme ai suoi personaggi... questa storia da brivido miscela pazzia e lucidità, un insieme mortale che vi terrà inchiodati, trepidanti, a voltare le pagine e a scuotere la testa... impressionante, coinvolgente e straordinario, il non plus ultra dei romanzi storici.

SWurman for Night Owl Reviews

★★★★★  Amazon (italia)
Una lettura sorprendente, non riuscivo a staccarmi da queste pagine. Pieno di colpi di scena che lasciano con il fiato sospeso, una fitta trama di misteri che non vedevo l'ora venissero svelati. Dopo aver letto e pienamente apprezzato La sposa di Salt Hendon ero curiosa di leggere il seguito, felice che non abbia deluso la mie aspettative. Consiglio entrambi i libri perché pieni di suspense e intrighi, forti emozioni e personaggi tutti da amare e naturalmente quel pizzico di humour che rende il romanzo ancora più piacevole da leggere!!!!
—Giovanna




★★★★★  Amazon (italia)
Bellissimo!!!!  Letto tutto d'un fiato... era come viverci dentro la storia, ogni particolare era descritto minuziosamente e risvolti non hanno mancato di stupirmi.... Bene ottimo lavoro per Lucinda e grazia a Mirella per la traduzione che attendevo con ansia.
—smater




★★★★★  Amazon (italia)
Trama bellissima.... si legge benissimo in modo scorrevole... Consigliato alle persone che non hanno perso un po' di romanticismo nella vita....
—Ricciolo





ANTEPRIMA

OGNI MESE il guardiano della prigioniera senza nome del castello di Harlech, nelle remote montagne del nord del Galles, inviava un rapporto al Conte di Salt Hendon. Un messaggero consegnava il rapporto, sempre di notte, nelle mani del Sig. Rufus Willis, sovraintendente della tenuta del Conte nello Wiltshire. Il Sig. Willis, poi, consegnava il rapporto a sua signoria quando il suo datore di lavoro era da solo nella vastità della sua biblioteca, e quando non era probabile che la Contessa fosse presente.

Il Sig. Willis vedeva l’angoscia sul volto di sua signoria ogni volta che consegnava questi rapporti. Una volta si era offerto di leggere lui il rapporto per risparmiare il Conte, ma il suo nobile datore di lavoro aveva rifiutato, dicendo che era suo dovere farlo, per quanto spiacevole e difficile fosse il compito. Il Sig. Willis sapeva che il Conte si stava auto-punendo. Il Conte credeva che la punizione fosse giustificata. I rapporti mensili erano un penoso promemoria che l’Innominata aveva causato sofferenze indicibili ai suoi stessi figli ed era un’assassina di innocenti. Aveva anche causato la morte del primo bambino mai nato del Conte e della Contessa di Salt Hendon. Dai rapporti comunque arrivava un certo conforto. Mentre la sua prigioniera restava rinchiusa, i suoi figli erano al sicuro e così anche quelli del Conte. Anche se non serviva che glielo ricordassero, il Conte sapeva di essere il più fortunato degli uomini e che niente e nessuno erano per lui più importanti di sua moglie e della sua famiglia.

Il guardiano dell’Innominata scriveva più o meno lo stesso rapporto ogni mese. La sua ‘ospite’ era una prigioniera modello, le era riservata ogni comodità che quella remota località poteva offrire. La prigioniera aveva cameriere che la aiutavano a vestire le sottane e i corpetti di velluto e satin, che le pettinavano i capelli ramati, lunghi fino in vita, secondo l’ultimo stile che lei ricordava da Londra, che la aiutavano a scegliere i gioielli che meglio si adattavano all’abito. Com’era confacente al suo alto rango, insisteva a cambiarsi d’abito tre volte al giorno. A tavola, i camerieri la servivano come fosse una regina nel suo regno e si affrettavano a ogni tintinnio del suo campanellino. Il suo guardiano la accompagnava nelle sue passeggiate lungo i parapetti e i cortili del castello, cenava con lei quando l’Innominata lo invitava e col caffè e i dolci ascoltava le sue argute reminiscenze di uomini politici e stimate personalità della Buona Società, che lei conosceva personalmente.

L’Innominata passava la maggior parte delle sue giornate leggendo l’ultima edizione del The Gentleman’s Magazine, in particolare i resoconti delle sedute del Parlamento, e scriveva, seduta al suo escritoire nel salotto arredato con mobili graziosi, con la sua vista sulle montagne scoscese che arrivavano fino al mare. Le lettere erano spedite ma mai consegnate e quindi lei non riceveva mai risposta. A volte, erano lunghe dieci pagine e la maggior parte di esse era indirizzata al Conte di Salt Hendon. Il suo guardiano leggeva queste lettere come parte dei suoi doveri e le trovava piene di consigli per sua signoria su una varietà di argomenti politici e domestici. Poi le bruciava. Anche se il guardiano informava il Conte, in termini generici, del contenuto delle lettere, non riferì mai la cosa più vitale, anche se questa informazione avrebbe certamente confermato che la donna era effettivamente folle. Ogni lettera era firmata Diana, Contessa di Salt Hendon.

Aveva un corrispondente che le scriveva regolarmente e che riceveva le sue lettere in risposta. C’era un fratello, un diplomatico, che viveva all’estero. Scriveva da San Pietroburgo; lunghe lettere dettagliate sulla nuova capitale della Russia, che stava ingrandendosi, e sui suoi dintorni, la sua gente e su come lui occupasse le sue giornate quale assistente dell’Ambasciatore. Spesso includeva piccoli regali, un ventaglio, un fazzoletto bordato di pizzo, un paio di calze di seta, e per uno dei suoi compleanni le aveva mandato uno scialle di seta ricamata. Le sue lettere erano ricche anche degli ultimi pettegolezzi di Corte e degli intrighi di palazzo e a volte includevano ritagli di giornali inglesi vecchi di mesi, che gli erano stati spediti in Russia. Il guardiano lo sapeva perché la sua prigioniera provava molto piacere nel leggere queste lettere a voce alta. L’uomo si rese presto conto che questo fratello era un gentiluomo astuto perché non menzionava mai il Conte di Salt Hendon o altri membri della sua famiglia. Quello che il fratello sapeva dalla corrispondenza di sua sorella, che il Conte e la sua famiglia non sapevano, e che anche lui teneva per sé, era che sua sorella firmava le sue lettere per lui come se effettivamente fosse la moglie del Conte di Salt Hendon.

Dopo tre anni di prigionia, l’Innominata non rispondeva più al suo vero nome. Né riconosceva la persona che era stata una volta, quando gliela descrivevano. Era la Contessa di Salt Hendon e Magnus, il Conte di Salt Hendon, era il suo caro marito. Non c’era verso di persuaderla del contrario. Il guardiano non riteneva fosse un problema assecondarla. Dopo tutto, non l’avrebbero mai lasciata libera.

Così, all’inizio del suo quarto anno di prigionia, l’Innominata era trattata proprio come se fosse veramente la Contessa di Salt Hendon. Il suo guardiano, il suo farmacista, la sua cameriera personale e i servitori si rivolgevano a lei con quel titolo. E così la gente del luogo.

Grazie al suo ottimo comportamento, e sotto stretta supervisione, alla fine le fu permesso di ricevere dei visitatori. Membri eminenti della vicina cittadina vennero a porgere gli omaggi e a vedere con i loro occhi la bella nobildonna che si diceva fosse stata imprigionata da un marito brutale. L’Innominata dimostrò di essere un’ospite aggraziata, piena di fascino e grazia, con un nobile portamento. Fu facile per gli estranei credere di essere effettivamente alla presenza della nobiltà inglese. Era maestosa, in velluto e sete, con i rubini intorno al collo e ai polsi. La sua conversazione arguta era punteggiata di aneddoti su politici importanti, nobiluomini di rango e i loro parenti, lontani palazzi di marmo e città che non dormivano mai; cose che la gente locale poteva solo sognare. Presto, sua signoria tenne corte una volta alla settimana in una stanza piena di ascoltatori attenti. Il guardiano tenne per sé anche questa notizia, dicendosi che non c’era niente di male se la sua prigioniera riceveva per il tè un branco di bifolchi ignoranti che non conoscevano nessuno e non andavano da nessuna parte. Teneva sua signoria tranquilla, divertita e occupata; i suoi pensieri rivolti a inezie, un atteggiamento ben diverso rispetto a quando era stata portata al castello; un mostro ripugnante e velenoso le cui parole piene di odio grondavano vendetta e che giurava sarebbe fuggito.

Quello che il guardiano non capiva, quello che non poteva sapere né scoprire, era di essere alla presenza di un intelletto molto superiore e completamente malvagio. Nella sua fiduciosa presunzione di avere, in tre anni, domato un mostro e abbattuto una bestia, continuò a ignorarlo, fino al suo ultimo respiro. Non riuscì mai a capire che appena sotto la superficie della bella facciata, le sete profumate, la conversazione arguta e i modi affascinanti, il mostro era ancora in agguato, in attesa, aspettando l’opportunità perfetta per fuggire e scatenare la sua vendetta.

Il guardiano se ne rese conto, inorridito, il giorno in cui fu devastato da crampi allo stomaco ed ebbe la febbre alta. Il farmacista locale pensò a un avvelenamento da cibo e prescrisse un emetico. Grande favorito di sua signoria, che aveva curato per l’emicrania per qualche mese, il farmacista lasciò il guardiano nelle sue capaci mani. La informò che sarebbe tornato il giorno dopo. Il guardiano morì prima di notte. Nei suoi ultimi momenti di lucidità, era cieco e incapace di parlare, ma poteva ancora sentire. Mentre gli rimboccava gentilmente le coperte, sua signoria gli sussurrava all’orecchio. I servitori la considerarono una scena toccante, un segno del rispetto di sua signoria per il suo guardiano.

In realtà, lei gli sussurrava, piena di gioia maligna, che l’aveva avvelenato. Ogni granello della polvere per l’emicrania che le aveva prescritto il farmacista era stato attentamente messo da parte finché ne aveva raccolto a sufficienza da somministrare la dose letale. Lo odiava e sperava stesse soffrendo. L’odio più grande lo conservava per la donna che lei credeva si stesse falsamente pavoneggiando in società come moglie e Contessa del Conte di Salt Hendon. Aveva passato tre anni a concepire la sua vendetta e ora, con la libertà, avrebbe messo in atto il suo piano.

Alla morte del guardiano, l’Innominata non fuggì immediatamente. Prese il lutto per la sua dipartita, indossando abiti grigio-tortora e invitando i cittadini locali a una cena in suo onore. Poi, dopo la sepoltura del guardiano, arrivò un corriere nel mezzo della notte. Era così tardi che gli zoccoli sul selciato non svegliarono i servitori. Ma una cameriera irrequieta sentì le voci echeggiare nel cortile e si alzò, premendo il naso contro il vetro della finestra in tempo per vedere sua signoria, in camicia da notte e pantofole, una candela in mano, correre sotto l’arcata ed entrare dal grande portone di quercia. Aveva in mano un pacchetto sigillato.

La lettera arrivata a notte fonda era del Conte che la pregava di ritornare da lui. Era stato stregato da una puttana di amante e, con la sua morte, era morta anche la sua influenza su di lui. Con sua somma vergogna, ora riconosceva il grande torto che le aveva fatto, inviando la sua devota moglie in esilio. Poteva mai perdonarlo? Sarebbe tornata da lui? Non vedeva l’ora di riconciliarsi e sarebbe venuto a raggiungerla al confine con il Galles. Lei doveva affrettarsi a raggiungerlo.

I servitori, il farmacista e, in effetti, tutti quegli eminenti cittadini che si ritenevano amici della Contessa di Salt Hendon, appresero parola per parola il contenuto della lettera del Conte perché lei annunciò loro con gioia la notizia e mostrò loro la lettera. Il farmacista non dubitò che il sigillo e la calligrafia fossero dell’illustre Conte di Salt Hendon. Ci fu molto giubilo e la gente del posto tenne un banchetto in onore di Lady Salt, per augurarle tanta felicità, al quale lei partecipò indossando il suo più bell’abito e i gioielli più preziosi.

I mobili furono coperti dai teli, bauli e portmanteau furono riempiti fino a scoppiare. Una splendida carrozza, tirata da quattro cavalli grigi scalpitanti, accolse Lady Salt e la sua cameriera personale e sua signoria fu salutata con la fanfara. Non la videro più.

Due giorni dopo la sua partenza arrivò una lettera. Era di Sir Anthony Templestowe e aveva percorso tutta la strada da San Pietroburgo.

Il farmacista, che era rimasto al castello per sistemare i pochi conti in sospeso di sua signoria con i soldi che il guardiano aveva a quello scopo, non sapeva che cosa fare della lettera. Era indirizzata a Diana, Lady St. John, una persona che il farmacista non conosceva, eppure l’indirizzo era giusto.

Forse il corrispondente non conosceva personalmente Lady Salt.

Aveva indicato correttamente il suo nome di battesimo, poi si era confuso mentre scriveva il suo titolo. Per il farmacista era un mistero. Comunque, avrebbe fatto il suo dovere nei confronti di sua signoria, quindi reindirizzò la lettera ancora chiusa alla tenuta del Conte di Salt Hendon, Salt Hall, nello Wiltshire, di cui aveva sentito parlare talmente tante volte da Lady Salt che gli sembrava di aver effettivamente visitato la grande casa che risaliva ai tempi di Giacomo I e il suo vasto parco.

Dato che Sir Anthony aveva indicato il suo indirizzo a San Pietroburgo, il farmacista gli scrisse una lettera cortese. Spiegò che cosa aveva fatto con la sua lettera e, presumendo che conoscesse Lady Salt poiché aveva usato il suo nome di battesimo, si prese la libertà di comunicare la buona notizia a Sir Anthony. Sua signoria aveva lasciato il castello di Harlech ed era per strada per riunirsi al suo nobile signore, il Conte di Salt Hendon.

Un mese dopo, Sir Anthony ricevette la lettera del farmacista. Appena la lesse, vomitò di colpo.

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