LE LETTERE DELLA FAMIGLIA ROXTON
PRIMO VOLUME

A COMPENDIO DEI PRIMI TRE LIBRI DELLA SAGA DELLA FAMIGLIA ROXTON

Translator/Traduttore Mirella Banfi
Italian translation of Eternally Yours
Serie Roxton Libro 1… Serie Roxton Libro 2… Serie Roxton Libro 4…
Lettere inedite, provenienti dalla corrispondenza privata della famiglia Roxton, che coprono il periodo dal 1743 al 1777, con estratti dai diari di Antonia, quinta duchessa di Roxton e settima duchessa di Kinross. È inclusa l’ultima lettera di Roxton ad Antonia. Il primo volume integra i primi tre libri della pluripremiata saga della famiglia Roxton: Nobile Satiro, Matrimonio di mezzanotte e Duchessa d’autunno. Con un preambolo scritto da una discendente dell’epoca vittoriana, Alice-Victoria, decima duchessa di Roxton.

Lettere e annotazioni
Non esplicito (violenza limitata)
Novella (circa 37.000 parole)



Ebook  9780987375186
Kobo   xxxxxx
Kindle  ASIN B014NWZK3M
eBOOK
Deadly affair coming soon to the Google Play store…
Edizione Cartacea


In uscita

FEATURED REVIEW

È senza dubbio la novella più gradevole—puro godimento—che abbia mai letto. Se stessimo parlando di una saga cinematografica, ETERNAMENTE VOSTRO sarebbe il miglior trailer mai prodotto. Beh, almeno secondo il mio umile parere. In ETERNAMENTE VOSTRO Lucinda Brant cattura la vostra immaginazione e dà al lettore la sensazione di essere partecipe dei momenti privati di alcuni dei migliori personaggi sviluppati da un autore di romanzi storici. Un trailer magistrale per ognuna di quelle storie e una magnifica introduzione al quarto libro per chi non è famigliare con la saga dei Roxton. Ciascuno dei libri di questa serie ha ottenuto cinque stelle. ETERNAMENTE VOSTRO mi ha rammentato il perché di questa valutazione e mi ha spinto a rileggere questi libri meravigliosi. I romanzi storici sono un genere interessante, con storie ricche di pompa e cerimonie, moda, stereotipi, politica e, si spera, amore che, è interessante notare, non è generalmente lo scopo dell’accoppiamento. Io dico sempre che la ‘buona’ società non è sempre così ‘buona’. ETERNAMENTE VOSTRO rappresenta al meglio la gioia di leggere questo genere.

   vivamente raccomandato —SWurman, Night Owl Reviews

 



A NTEPRIMA



LETTERA CINQUE DI VENTIQUATTRO

Mlle Moran, Hanover Square, Westminster, Inghilterra, a Monsieur le Duc de Roxton, Hôtel Roxton, Rue St. Honoré, Parigi, Francia.

Hanover Square, Westminster, Inghilterra

Gennaio, 1746

Joyeux Noël et bonne année, Monseigneur!

I festeggiamenti per l’Epifania sono appena finiti ma non riuscivo a dormire, quindi ho deciso di scrivervi e parlarvene.

Voi, ne sono sicura, sapete quanto sia ridicola questa stagione in Inghilterra, anche se sono sicura che non abbiate mai partecipato ma siate rimasto seduto, distante, a osservare attraverso l’occhialino con quell’espressione per metà incredula e per metà sprezzante, che irrita tanto gli altri ma che a me mette solo allegria e voglia di ridere! Perché so che, dentro di voi, siete scosso dalle risate, nel vedere che cosa fa la gente con la scusa che tutti sono sciocchi in queste occasioni, specialmente all’Epifania.

Ho deciso che un giorno Vallentine giocherà con me al ‘pudding con la pallottola’. Conoscete questo particolare gioco natalizio? Forse lo avete giocato da ragazzo? No! Anche allora, penso, vi sareste astenuto ma vi sareste divertito a osservare gli altri rendersi ridicoli; non dubito che Vallentine fosse una delle vostre sfortunate vittime. Ma so che non c’è cattiveria in voi, e che Vallentine si sarebbe divertito.

Lasciate che ve lo descriva. Vi divertirà sentire com’è sciocco, in particolare quando vi dirò chi partecipava alla bisboccia, in casa della nonna. Sì, è proprio vero, abbiamo giocato nel suo salotto. Ho insistito io, perché come potrò diventare una vera donna inglese se non conosco le tradizioni inglesi? Quindi ne ho discusso con Theo, che ne ha discusso con la nonna, sostenuto da Lady Paget, la signorina Harcourt e suo fratello Percy. Alla fine, la nonna si è arresa, dicendo che potevamo fare quello che volevamo. Vedo che state sorridendo a tutto il mio manipolare. Ma era per il bene di tutti, ve lo assicuro. Già, perché non dovremmo tutti partecipare ai divertimenti in una simile occasione? Anche se non partecipereste, non impedireste mai a un altro di giocare.

Allora, questo gioco del ‘pudding col la pallottola’, lasciate che ve lo descriva.

Prima di tutto, quello che serve per il gioco è: una certa quantità di farina, un grande vassoio d’argento e una pallottola. Strane cose da mettere insieme. Incroyable, no? Si deve mettere il vassoio in mezzo al tavolo e poi si versa una bella quantità di farina, sagomandola a forma di montagna ripida, quasi come un vulcano. Ci vuole abilità nel dare forma alla farina e si deve compattarla fortemente sui lati perché la farina non scivoli e i lati non crollino, ma rimangano a forma di vulcano. In cima al vulcano si deposita con molta attenzione la pallottola, in modo tale che non affondi immediatamente. Questa piccola palla rotonda di piombo deve rimanere in cima finché comincia il gioco. Il posizionamento di questa pallottola richiede una mano ferma, in modo che non cada immediatamente sul vassoio attraverso la farina e si perda, facendo finire il gioco prima che cominci!

Theo è quello con la mano più ferma, quindi è toccato a lui mettere la pallottola in cima senza disturbare la piramide di farina. Ha fatto con calma ed è stato molto attento e lento. Ma era troppo lento per la nonna, che non la smetteva di lamentarsi che ci stava mettendo troppo e che forse sarebbe stato meglio scegliere uno dei servitori per posizionare la pallottola. Non so come abbia fatto Theo a mantenere la calma, ma ci è riuscito. Immagino sia stato perché c’erano parecchie persone intorno al tavolo che aspettavano con piacere di giocare.

Allora, la pallottola è stata sistemata e poi è cominciato il divertimento. A tutti i giocatori viene consegnato un coltello da burro. Poi, a turno, i giocatori inseriscono con molta cautela il coltello nella montagna di farina e poi devono toglierlo altrettanto attentamente, in modo da non disturbare la farina e quindi la pallottola messa in cima. Una volta che tutti abbiano avuto il loro turno, si ricomincia da capo. Ovviamente siamo diventati tutti impazienti e questo ci ha fatto sbagliare. Ridevamo tutti degli altri mentre la farina cominciava a calare e la pallottola ad affondare.

E volete sapere che cosa succede quando la pallottola sparisce dentro la farina? Si abbandonano i coltelli e si fa a turno ad affondare il naso e il mento nella farina per trovare la pallottola. È proibito usare le mani. L’unico modo consentito per estrarre la pallottola è usare la bocca.

Ovviamente a questo punto erano pochi quelli che stavano ancora giocando. Charlotte, ovviamente, e lady Paget, non volevano affondare la faccia nella farina. Nemmeno Theo aveva molta voglia di farlo ma gli ho detto che sarei stata più che irritata con lui se non si fosse unito al gioco. Dopo tutto, se il signor Harcourt era tanto coraggioso da ficcare la faccia nella farina per trovare la pallottola, e anch’io, perché non Theo? Quindi, siamo rimasti solo noi tre, con gli altri che si erano ritirati e ci guardavano stupiti, perché, Monseigneur, ero decisa come tutti a trovare quella pallottola, nonostante la farina in faccia o sul vestito!

Ma lasciate che vi dica che le risate e la farina non sono una bella combinazione! Mi stavo divertendo tanto che non riuscivo a smettere di ridacchiare, vedendo Monsieur Harcourt e Theo con la faccia coperta di farina: si vedevano solo gli occhi! Mi sono resa conto che anch’io dovevo presentare lo stesso spettacolo a loro, perché stavamo ridendo tanto forte che soffiavamo la farina su tutto il tavolo! E il povero Monsieur Harcourt è finito con l’avere un attacco di tosse e sternuti perché aveva inalato un po’ di farina e gli era finita nel naso, e gli occhi non la smettevano di lacrimare. La faccia gli si è quasi subito ricoperta, non di farina, ma di uno strano intruglio, quando le lacrime si sono mischiate alla farina, facendola rapprendere. Era una visione orribile e, poiché era orribile, Theo e io ci siamo messi a ridere ancora più forte. E non riuscivamo a interrompere quel ciclo di ridarella.

Ovviamente, la nonna non era contenta di vedere il gioco diventare così ridicolo e ha cercato di interromperlo, quando, proprio in quel momento, Theo ha sollevato la testa dalla farina con uno scatto, e lì, tra i denti ghignanti, c’era la pallottola!

Hanno applaudito tutti fragorosamente, sospetto con sollievo, ma la maggior parte delle risate era indirizzata alla nonna, perché si era avvicinata per porre fine alle nostre sciocchezze proprio nel momento in cui Theo sollevava la testa e, buttando fuori l’aria, la farina che aveva in faccia era volata dappertutto in una grande nuvola bianca, e aveva coperto la nonna da capo a piedi!

Quindi, vedete perché Vallentine dovrà giocare al ‘pudding con pallottola’ con me.

Vi parlerò di un altro gioco prima di concludere questa lettera e cercare di dormire, perché ora è veramente tardi e la mia candela si spegnerà presto. Potrei accenderne un’altra, ma la nonna ora fa contare le mie candele dalle cameriere, che poi glielo devono riferire, così da poter determinare per quanto ore rimango sveglia la notte, quando dovrei dormire.

Mi piacerebbe pensare che lo faccia perché si preoccupa della mia salute, ma non sono così ingenua. Si preoccupa, è vero, ma solo che sia ancora sveglia di notte quando lei intrattiene uno dei suoi amanti, e che possa sentire gli andirivieni dalla sua stanza. Questi amanti, loro, non restano tutta la notte e quindi i servitori devono aspettare alzati per accompagnare alla porta questi leccapiedi (non una parola gentile, ma ho sentito Theo usarla riferendosi agli uomini che fanno visita a sua madre) quando è ora che se ne vadano. Una notte c’è stato un rumore molto forte sulla scala fuori dalla mia stanza e sono sicura che fosse uno di questi uomini che era inciampato, forse nei suoi stessi piedi, mentre usciva precipitosamente nella notte.

Ma ora non ne parlerò più, perché penso di aver già menzionato gli andirivieni notturni in una precedente lettera, e ripeterlo vi annoierebbe. Ma ciò che ripeterò riguardo a questi incontri carnali è che, anche se mia nonna e i suoi amanti ottengono una temporanea soddisfazione fisica, il suo cuore, ne sono certa, resta insoddisfatto, e la sua mente vuota. Non vedo ragione di soddisfarsi fisicamente senza impegnare il cuore e la mente in una simile piacevole attività. Solo così è possibile essere veramente soddisfatti. Questi uomini sono abbastanza giovani da poter essere suoi figli e sono sicura che non stiano per niente pensando con il loro cervello, e che i loro cuori vengano lasciati fuori dalla porta. Ma non posso negare che questi segreti appuntamenti notturni mi facciano sentire ancora di più la vostra mancanza, perché mi manca molto fare l’amore con voi. Ma questa sensazione è ancora più forte perché la mia mente e il cuore sono ancora più desolati senza di voi. Ciò che mi manca di più è restare sdraiata, stretta tra le vostre braccia nel vostro grande letto, semiaddormentata eppure quasi sveglia, con tutte le coperte e i cuscini intorno a noi e noi due rannicchiati, lontani dal mondo, lontani da tutto e tutti. Solo noi due.

Vedete, ho macchiato l’inchiostro con una lacrima e penserete che sono una bambina, così sentimentale, ma non posso farci niente. È così che sono ed è così che mi sento.

Adesso ho asciugato le lacrime e continuerò ancora per un po’, e poi dormirò. Forse domani mi sveglierò e scoprirò che c’è una vostra lettera ad aspettarmi.

Allora, questo è un altro dei giochi che abbiamo fatto stasera, dopo esserci ripuliti dalla farina, anche se senza molto successo, perché Theo e io ridevamo ancora, guardandoci in faccia, un’ora dopo. Penso che stessimo sorridendoci, perché la nonna ha chiesto di sapere di che cosa stessimo ridendo in privato e non è bastato dirle che non era niente. Pensava stessimo nascondendole qualcosa!

Quest’altro gioco natalizio richiede una ciotola di brandy, un po’ d’uvetta e di mandorle, e una fiamma per accendere l’alcool. Si mettono prima l’uvetta e le mandorle nella ciotola, poi si versa il brandy, solo la quantità sufficiente per coprirle. Poi si dà fuoco al brandy! Sì. Così c’è una fiamma azzurra e la ciotola splende! Quello che fa mancare il fiato e fermare il cuore è che i giocatori poi devono immergere le dita tra le fiamme per raccogliere quanti più frutti e mandorle riescano prima di bruciarsi. Si gioca a turno e a seconda di quante mandorle e uvette vengono pescati a ogni turno, se ne aggiungono altre, e anche il brandy, che poi viene riacceso.

Vi assicuro che nessuno di noi si è bruciato le dita. E gli uomini con il pizzo ai polsi lo hanno tolto o inserito nella manica per non fargli prendere fuoco, dato che, a quanto pare, è successo a un ospite durante un altro ricevimento, gli si era incendiato il pizzo e lui è corso in giro per la stanza urlando. Theo dice che non si era nemmeno bruciato tanto, ma era per la sorpresa.

Io sono riuscita a pescare cinque mandorle e due uvette. Ma stavo ridendo e questo non mi ha aiutato. Il divertimento maggiore è guardare le facce degli altri quando immergono le dita nella fiamma, dapprima inorriditi e pietrificati, poi, quando non vengono istantaneamente bruciati, si rilassano un po’, che è la cosa sbagliata da fare, perché diventano compiaciuti ed è allora che la fiamma brucia, se ci si attarda.

Adesso devo andare, perché ho veramente sonno. Nella lettera di domani vi racconterò tutto del vischio che si appende e di come, se ci si passa sotto, è obbligatorio baciare la persona che è accanto a voi (se è del sesso opposto). Ho deciso che quando un giorno avremo una casa insieme e sarà Natale, ordinerò ai servitori di appendere il vischio sopra ogni porta, per avere l’opportunità di baciarci quando passeremo da una stanza all’altra. Non preoccupatevi, mi accerterò di non attardarmi sotto le porte questo Natale…

Mi manca tanto la vostra compagnia e ancora di più, se possibile, in questo periodo dell’anno con tutta la famiglia raccolta intorno che si diverte immensamente. Non mi sembra giusto farlo senza di voi qui con noi.

Con tutto il mio amore,

Antonia

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