Duchessa dAutunno
UN ROMANZO STORICO GEORGIANO
Terzo Libro—Della Saga Della Famiglia Roxton
Translator/Traduttore Mirella Banfi
Italian translation of Autumn Duchess
Serie Roxton Libro 4… Serie Roxton Libro 1… Serie Roxton Libro 2… Eternamente Vostri, Le lettere della famiglia roxton, Primo volume: A compendio dei primi tre libri della saga della famiglia Roxton…
Una bella duchessa in lutto per il suo amatissimo consorte. Un mercante abbronzato torna a rivendicare i suoi diritti di nascita. Due anime in cerca di amore e rinascita. Le loro strade si incontrano e il viaggio comincia...

Ambientata nell’Hampshire nel 1777 questa è la storia di Antonia, Duchessa Vedova di Roxton e di come riemerge dalla disperazione più profonda dopo la morte di suo marito, la sua anima gemella, e inaspettatamente trova di nuovo l’amore.

Terzo libro dell’acclamatissima Saga della famiglia Roxton
Un’avventura romantica con personaggi indimenticabili
Non esplicito (sensualità solo accennata)
Lunghezza: 128.000 parole



Deluxe Trade Paperback  ISBN 9780987375230 In uscita
Ebook  ISBN 9780987375131
Kobo   ISBN  1230000146286
Kindle  ASIN B00AVYSWI2 
eBOOK

   

   

Edizione Cartacea


In uscita

ANTEPRIMA

LA VIDE dall’altra parte del salone da ballo.

Una bellezza mozzafiato che stava fissando proprio lui.

Jonathon si fermò di colpo e la fissò anche lui.

Non riusciva a farne a meno.

Avrebbe potuto contare sulle dita di una mano le occasioni in cui aveva trovato sul suo cammino una bellezza femminile tanto squisita da fargli mancare il fiato; due volte nel Sub-continente indiano, una volta nelle Indie Orientali e ora lì, in quel preciso momento, in quel salone da ballo, in quell’umida verde isola. Quindi fu solo naturale che si prendesse tutto il tempo per ammirarla. Il suo sguardo incantato passò dai capelli biondo miele che le ricadevano in pesanti riccioli su una spalla nuda, alla pelle di porcellana del suo decolté, luminoso contro il nero assoluto dell’abito. Non sarebbe stato un uomo se il suo sguardo non si fosse attardato sul seno sontuoso, appena contenuto dal corpetto dalla scollatura quadrata. Cercò di trovare un difetto nel volto a forma di cuore, con il piccolo naso diritto e il mento deciso e gli occhi inconsuetamente obliqui, ma che cosa c’era da criticare?

Sorrise tra sé, gli piaceva quello che vedeva, ed era sicuro che quello che non poteva vedere era altrettanto seducente.

Si chiese che età avesse. Non che importasse. Era un gioco che faceva per passare il tempo durante gli eventi sociali come quello. Vestita tutta di nero e senza gioielli intorno al collo sottile o ai polsi, immaginò che fosse vedova e quindi non nel primo fiore della gioventù.

Che ci faceva lì una vedova?

Ne era incantato.

Nonostante la sua limitata esperienza della scena sociale londinese, Jonathon sapeva bene che le vedove non partecipavano alle riunioni sociali di quel tipo, in particolare non a un evento così rinomato, e al culmine della Stagione. Forse il suo lutto era quasi alla fine e lei stava facendo da chaperon a una delle cosine giovani che c’erano quella sera? Certamente non era abbastanza vecchia da avere una figlia in età da marito? Jonathon fece una smorfia. Per qualche insondabile ragione non gli piaceva l’idea che fosse stata una sposa-bambina.

Perché lo stava fissando?

Era così immobile, con le mani unite davanti a lei, come se fosse una statua scolpita nell’alabastro, drappeggiata nel tessuto nero; un arredo del salone da ballo, come il candeliere fiammeggiante o l’enorme arazzo di fili preziosi appeso alle sue spalle. E così sembrò quando i ballerini si appaiarono e le passarono davanti, come se, in effetti, lei non fosse niente più di un mobile. Perché? Forse era talmente conosciuta in Società che la sua incredibile bellezza era data per scontata? In un salone pieno di cosine giovani e belle, rivestite di colori tenui, avorio, rosa e azzurro, lei faceva veramente girare la testa.

Jonathon trovò impossibile non fissarla.

Osservò che alcuni degli ospiti arrivavano al punto di cambiare strada per non guardarla, girandole alla larga, con gli occhi fissi in avanti oppure chini sul pavimento lucido. Una o due delle giovani che lanciarono un’occhiata curiosa, furtiva, in direzione della bellezza furono immediatamente e irosamente rimproverate sottovoce da genitori e tutori e distolsero in fretta lo sguardo, con la testa bassa, come vergognandosi di aver commesso un atto così imperdonabile.

Perché la evitavano così deliberatamente?

Perché fingevano tutti che non ci fosse?

Perché la trascuravano?

Gli bruciava vederla sola e dimenticata.

Non era verosimile che la bellezza avesse un passato sordido o vivesse apertamente come amante di qualche fortunato aristocratico perché non sarebbe stata invitata in mezzo a quell’augusta compagnia. Il Duca di Roxton era un puritano incorruttibile e un devoto uomo di famiglia, un esemplare raro tra i suoi pari, usi a vantarsi delle loro conquiste. Il Re non avrebbe potuto lodare di più l’esempio del Duca; un complimento talmente ridicolizzato nei salotti della buona società che perfino Jonathon, che era nella capitale da soli sei mesi, l’aveva sentito ripetere abbastanza spesso. Qualunque fosse il motivo del suo ostracismo sociale, a lui non importava assolutamente. Era deciso a conoscere quella donna, spinto dalla curiosità e dal suo fascino.

Uno scoppio di risa accanto a lui lo risvegliò dalla fantasticheria. Tommy sicuramente conosceva l’identità della bellezza e la sua storia. Era sempre informato di tutti gli ultimi pettegolezzi. Collezionare le minuzie sociali che le famiglie tentavano disperatamente di nascondere era il passatempo preferito di Tommy Cavendish, secondo solo al cibo. E quindi, senza riguardo per le due vedove inturbantate che stavano alimentando l’insaziabile appetito di Lord Cavendish per gli scandali con le ultime maliziose briciole, Jonathon afferrò le falde rigide della redingote del nobiluomo e lo tirò poco cerimoniosamente accanto a sé.

“Tommy! Tommy, ascolta!” disse senza distogliere lo sguardo dalla bellezza. “È in gramaglie e la ignorano. Perché? Che cosa ci fa qui?”

“Buon Dio, non dirmi che un membro del sesso debole ha finalmente attirato il tuo interesse? Bravo! Chi, mio caro?” Chiese sua signoria, sventolando il fazzoletto di pizzo alle vedove che se ne andavano indignate e disgustate per essere state interrotte così rudemente da un colosso abbronzato di rilevanza sociale indeterminata. Si affrettò a portare l’occhialino a un occhio acquoso e ispezionò ansioso il salone, dov’era in corso il primo minuetto, prima di far scorrere lo sguardo dai lunghi piedi di Jonathon su fino alla testa dai folti capelli lunghi fino alle spalle. “Sei veramente alto un metro e novantacinque?”

Jonathon strappò l’occhialino dalle dita grassocce di Lord Cavendish e lo lasciò cadere dal nastro. “Piantala con questa stupida affettazione, Tommy, e quell’orribile cerotto nero, se è quello che è, è decisamente esagerato. Una verruca, si direbbe!”

“Bruto”, rispose Lord Cavendish senza offendersi, toccandosi l’angolo della bocca con il mignolo per assicurarsi che il neo finto a forma di cuore fosse ancora al suo posto. “Quelli di noi che non possono essere Sansone devono trovare altri modi per attirare Dalila—”

“Cerotti e vernice non fanno per te, Tommy, fidati. Che ne direbbe Kitty?”

Lord Cavendish scrollò le spalle e si batté il ventre sporgente, stretto nell’attillato panciotto di seta ricamato alla cinese. “Mia moglie? Mi ha suggerito di portare una mezzaluna invece di un cuore, e alla tempia e non accanto alla bocca. Ma che cosa vuoi che ne sappia la carissima Kitty di cerotti e vernice? E non sono io quello che ha bisogno di una moglie—”

“Tommy, non ricominciare.”

Lord Cavendish finse di non capire e indicò con un ampio gesto del braccio la folla che si era raccolta ai bordi della pista da ballo. “Ricominciare? Mio caro amico, la campagna matrimoniale è cominciata sul serio mesi fa, se non l’hai notato. E quale posto migliore per trovare una bella mogliettina di questa stimata riunione? Roba di prima scelta. Nessuna con un genitore a di sotto del rango di Visconte, e non è che tu debba sposarti per soldi. Ci sono alcuni piattini graziosi con un pedigree lungo come il tuo braccio, senza fondi adeguati. Kitty pensa—”

“No, Tommy! No.”

“—che ci siano almeno cinque deliziosi pudding tra cui scegliere, tutte sui vent’anni e alla loro seconda Stagione. Io però non scarterei quel pasticcino della Porter-Lewisham, anche se ha diciotto anni.”

Diciotto?” Jonathon era disgustato. Sua figlia aveva giusto diciannove anni. Girò la spalla del suo corpulento amico verso la pista da ballo. “Presta attenzione, Tommy! La bellezza laggiù. Chi è?”

Lord Cavendish armeggiò per prendere l’occhialino.

“Dov’è questa visione di leggiadria, questo delizioso éclair che ha stuzzicato il tuo appetito virile?”

“Non laggiù, da questa parte.” Disse impaziente Jonathon. “Alla mia sinistra. L’arazzo. Sta guardando direttamente verso di me.”

Lord Cavendish fece nuovamente il giro della sala con l’occhio ingrandito dall’occhialino, attento a non soffermarsi in particolare su nessun volto carino per più di qualche secondo, ma se c’era una bellezza matrimoniabile tra la folla di abiti di seta e ventagli fluttuanti non riuscì a scoprirla; carine, sì, ma nessuna donna tanto eccezionale da far venire i bollori al suo alto amico, a meno che… No! Il suo sorriso restò fisso ma aggrottò la fronte. Diede un’occhiata a Jonathon e seguì il suo sguardo fisso… Oh Dio. No. Deglutì mentalmente e lasciò cadere l’occhialino, con la bocca semiaperta e brontolò qualcosa di inintelligibile. Ci volle qualche momento prima che ritrovasse la voce, abbastanza a lungo perché Jonathon vedesse due creature dalla faccia arcigna, entrambe vestite di seta grigio tortora e con tutto il carisma di carcerieri dalle maniere forti, avvicinarsi alle spalle della bellezza per fermarsi due passi dietro di lei a ciascun lato. Gli ricordarono una coppia di gargoyle. Il modo quasi impercettibile in cui la bellezza raddrizzò le sue spalle nivee gli disse che si era accorta della loro presenza e che rappresentavano un’intrusione indesiderata. Ma non parlò, né le guardò.

La sua valutazione di queste donne fu giustificata quando un gentiluomo che aveva in mano due bicchieri di champagne barcollò fuori dalla sala dei rinfreschi, costeggiò la pista da ballo con tutti gli spettatori attorno e si diresse deciso verso la bellezza. Alzò entrambi i bicchieri mentre piroettava qua e là per evitare di versare una preziosa goccia dello spumante e si trovò a faccia a faccia con una delle due serissime gargoyle, che avanzò e lo intercettò prima che arrivasse a tre metri dalla loro padrona. Fu preso in consegna in silenzio da due servitori in livrea che apparvero dalla folla come dal nulla e fu accompagnato via, con lo champagne che gli inzuppava la redingote giallo canarino.

“Beh?” Chiese Jonathon a Lord Cavendish mentre la Contessa di Strathsay faceva una profonda riverenza davanti alla bellezza e poi si rialzava per dire qualche parola. “Chi è, perché una bigotta pedante, attenta al pedigree e al rango come Lady Strathsay le abbia fatto una riverenza talmente profonda da strusciare il suo lungo naso sul pavimento?”

Tommy Cavendish aveva ancora la bocca aperta e stava cercando di formulare le parole, poi decise per un sorrisino e batté sul braccio di Jonathon con lo spigolo dell’occhialino. “Strang! Tu astuto pasticcio di carne e rognone. Per un attimo ti ho creduto. Non puoi turlupinarmi così facilmente.”

“Non ti sto turlupinando. Non l’ho mai vista prima di stasera e voglio sapere chi è, per non rendermi ridicolo quando ci presenteranno. Il tuo contributo sarebbe estremamente gradito, ma farò da solo, se devo.”

La consueta bonomia di Lord Cavendish svanì. Desiderò che ci fosse Kitty con lui. Sua moglie avrebbe saputo spiegare le cose molto meglio di lui.

“Ah… sì… avrei dovuto capire. Lei non va più in società. Proprio un peccato, se posso dire la mia. Un dannato spreco di bella carne femminile.”

“Beh?” Ripeté bruscamente Jonathon. Osservò Lady Strathsay prendere congedo, camminando all’indietro per qualche passo prima di girarsi e abbandonare la bellezza agli occhi attenti delle due gargoyle. “Forza, Tommy. Se è una reclusa potrebbe decidere di andarsene da questa claustrofobica riunione sociale da un momento all’altro. Quindi sbrigati con il nome prima che perda la pazienza e decida di farmi avanti e chiederle di ballare senza il beneficio della tua assistenza.”

Lord Cavendish scosse la testa incipriata.

“No, Strang. Non è il caso che ci vada. Sarebbe veramente dannoso per te se lo facessi. Credimi, andandoci ti renderesti sicuramente ridicolo. Sarai montone bollito per brodo prima di poter essere tritato per fare una tartare.” Quando Jonathon sbuffò incredulo, sua signoria sospirò e lasciò cadere l’occhialino per dire, senza smancerie. “Strang. Fidati di me. Deb Roxton ha fatto un grosso favore alla tua cara Sarah-Jane, sponsorizzandola. La Duchessa non concede lo stesso favore a tutti i suoi parenti Cavendish. Non si può disprezzare un tale gesto di benevolenza. Se tua figlia vuole accaparrarsi almeno un baronetto, non devi assolutamente incorrere nel dispiacere del Duca. Credimi, tu, come tutti i maschi dal sangue caldo, dovrai ammirare quella divina bellezza da lontano.”

Jonathon non si lasciò impressionare. Continuò a guardare attraverso il mare di nobili teste imparruccate e incipriate che si raccoglievano nel vasto salone da ballo e intravide proprio il nobiluomo di cui stavano discutendo. Guardò il Duca farsi strada attraverso la folla e mettersi accanto alla bellezza. Lei arrivava appena alla spalla di Sua Grazia e con i tacchi, sospettava Jonathon. Il Duca inclinò la testa, prese la tabacchiera e disse poche parole alle quali la bellezza non rispose. Dopo un po’ si voltò, alzò il mento verso di lui, gli diede una risposta e aprì il ventaglio di piume nere con un secco movimento nervoso. Dopo uno scambio che durò qualche minuto, osò voltare la spalla nuda al Duca per guardare dall’altra parte. Sua Grazia rimase al suo fianco, a guardare i ballerini con un sorriso enigmatico e dall’inclinazione della sua testa, sembrava continuasse a parlarle sottovoce, nonostante lei lo ignorasse deliberatamente. Era opinione di Jonathon che si dovesse essere ciechi per non vedere l’impenetrabile muro di ghiaccio che separava quei due.

“Se l’uomo che chiede la mano di Sarah-Jane è tanto smidollato da mettere l’opinione di Sua Grazia di Roxton davanti all’amore per mia figlia, allora preferisco che Sarah-Jane non abbia quell’onore.”

Lord Cavendish alzò di scatto una mano coperta dai pizzi in segno di sconfitta.

“Sei sempre stato spudoratamente romantico.” Sospirò. “E la famiglia si chiedeva perché Emily fosse scappata con il secondo figlio di un secondo figlio, senza un soldo e che lavorava per la Compagnia delle Indie. Ah!”

“Il nome della bellezza al fianco di Roxton, Tommy.”

“Che cosa mi dici della tua richiesta di riavere l’eredità Strang-Leven? Contraria il Duca e potrai dare l’addio all’antico mucchio di pietre ancestrali e a ogni prospettiva di matrimonio di Sarah-Jane nella Buona Società!”

Jonathon emise un grugnito, irritato. Non aveva passato vent’anni a sudare nel subcontinente, ammassando una fortuna, perché i suoi piani gli scivolassero di mano adesso, prima di avere l’opportunità di persuadere completamente il Duca del suo obbligo morale di restituire quello che giustamente apparteneva agli Strang-Leven. E non aveva nessuna intenzione di andare con i piedi di piombo, nella remota possibilità di offendere il Duca e quindi rovinare la possibilità di sua figlia di sposare un nobile.

“Sarah-Jane può trovarsi un marito titolato a Edimburgo con la stessa facilità con cui può consumare le sue scarpine da ballo su questi nobili pavimenti.”

Lord Cavendish fu sconvolto. “Strang! Un Lord scozzese? Tanto varrebbe dire Macbeth a un attore!”

“Smettila con queste pose da cuoco francese, Tommy e dimmi il nome della bellezza.”

Lord Cavendish evase la domanda. “Kitty è una donna notevole,” disse, battendosi l’occhialino sul naso in modo eloquente. “È in confidenza con la Duchessa. Ma questo resti tra te, me e la padella, vecchio amico.”

Jonathon inarcò un sopracciglio. “Bene, vecchio amico, la padella ne sa più di me, quindi sputa!”

“Dovrebbe farti piacere che Roxton sia piuttosto indeciso riguardo alla tua eredità perduta da tempo, in particolare la residenza di Hanover Square. Ha comprato una casa più sfarzosa ai margini di Hyde Park, più adatta alla sua crescente nidiata e che, così dicono i cinici, allontana un po’ il suo ducato dal passato nefando della precedente inquilina. Per quanto riguarda Crecy Hall… si dice che ci sia un bel dilemma riguardo a quel turrito terrore elisabettiano, parole sue non mie. Come sai, la casa era stata lasciata andare in rovina e non era più abitabile fino a cinque anni fa, quando il vecchio Duca, che stava tirando gli ultimi, decise di riportare Crecy al suo originale splendore.”

Jonathon fu abbastanza sorpreso da distogliere lo sguardo dalla bellezza per abbassarlo su Tommy Cavendish. “Per l’amor del cielo,perché?”

“Attento alla crema nel tuo éclair,” ordinò Lord Cavendish e continuò, sotto voce. “Questo Duca di Roxton si vede come un nobiluomo moralmente retto e quindi una volta che i tuoi avvocati gli hanno presentato la vera natura dell’acquisizione dell’eredità Strang-Leven, tenersi strette Hanover Square e la magione elisabettiana non è molto in sintonia con i suoi alti principi morali.”

Jonathon fu sorpreso. “Davvero? Le nuvole si dividono e il sole splende di nuovo. E? C’è di più. Le tue labbra dipinte stanno tremando.”

Lord Cavendish ondeggiò sui talloni. “Ma quello che il Duca sente e pensa non è importante per la tua causa, temo. È la mamma francese del Duca che sarà la tua rovina, perché è per lei che il vecchio Duca ha restaurato Crecy, per farne la sua residenza vedovile. Ed è lì che lei si è trasferita dopo la sua morte, tre anni fa. E quindi è Antonia, Duchessa di Roxton che non solo devi persuadere che Crecy deve ritornare agli Strang-Leven, ma che devi anche sfrattare.”

“La madre di Roxton?” Jonathon alzò gli occhi al soffitto decorato, brontolando. “Una vecchia vedova bisbetica, e francese per giunta!Fabuleux. Un malheur n’arrive jamais seul! Il tempo è sempre freddo in questo paese e ora è diventato gelido.” Sospirò e raddrizzò le spalle, dando una gomitata a Tommy Cavendish mentre riportava lo sguardo sulla bellezza, che, senza voltarsi stava dicendo al Duca qualcosa che gli fece stringere tra le dita la tabacchiera e serrare le mascelle. Che stessero litigando non poteva essere più ovvio che se si fossero gridati insulti da un capo all’altro del salone. “Allora, Tommy, chi è quella donna che riesce a far perdere il controllo in pubblico a Roxton?”

Lord Cavendish fece un rumore con la gola che sembrò il verso di un fagiano spaventato. Tossì educatamente nella mano chiusa per ritrovare la voce.

“La—mm—bellezza che ha destato la tua concupiscenza è—Dio! Non riesco a credere che la prima donna che ti scalda il sangue da quando sei tornato in Inghilterra sia proprio—”

“—una cugina, sorella, lontana terza cugina, parente povera del Duca?”

“—Antonia, Duchessa di Roxton, la vecchia vedova bisbetica, come l’hai umoristicamente definita tu.”

Jonathon lo guardò incredulo.

“Che io sia dannato,” mormorò.

“E lo sarai, se oserai avvicinarti a lei.”

Jonathon si schiarì la gola secca.

“Non è abbastanza vecchia, Tommy. Roxton deve avere la mia età, almeno.”

“Eravamo a Eton insieme. Ha appena compiuto trent’anni. Le tempie brizzolate e il fatto che sua madre abbia la disgrazia di essere assurdamente giovanile per i suoi anni non aiutano.”

Jonathon fece una smorfia di disgusto: “Sposa-bambina?”

“Ne dubiti? Strappata dai banchi di scuola. Il quinto Duca era un noto libertino che si è ravveduto per lei. Sono stati devoti l’uno all’altra fino alla sua morte. E ho detto tutto.” Lord Cavendish salutò un gentiluomo dall’altra parte della stanza che stava facendo dei movimenti esagerati con la testa indicando la sala dei rinfreschi. “Ora di muoversi, Strang. Le carte, la conversazione e i comfit ci aspettano oltre quegli archi ed io, per primo, voglio gustare quello che c’è in offerta.”

Jonathon lo fermò, con lo sguardo ancora fisso sulla Duchessa. “Dimmi che mi stai prendendo in giro, Tommy. Dimmi la verità. Dimmi che una donna tanto straordinariamente bella non ha rapporti di parentela con Roxton. Dimmelo, Tommy.”

Lord Cavendish emise un sospiro pesante. “Vorrei poterlo fare ma non posso.”

“Allora dimmi quello che sai.”

“Vuoi smetterla di fissarla così apertamente!” Sibilò Lord Cavendish tirando il paramano di velluto di Jonathon. “Roxton ci ha già guardato due volte e non mi meraviglia, con i tuoi occhi incollati con cupidigia a sua madre. È dannatamente protettivo nei suoi confronti e chi può biasimarlo? La morte del vecchio Duca ha aperto la stagione di caccia alla sua giovane vedova. La sua incredibile bellezza è pari solo alla sua ricchezza personale, un’eredità lasciatale dal vecchio Duca per farne quello che vuole; tra cui l’eredità Strang-Leven, mio caro. Le mani di Roxton sono legate, finché lei vive. Quindi, capisci perché la tiene in una gabbia dorata. Beh, questa è la storia…”

“E la versione non autorizzata?” Quando Lord Cavendish rimase in silenzio, Jonathon si obbligò a distogliere gli occhi dalla Duchessa, per guardare l’espressione preoccupata di Lord Cavendish. “Oh, forza, Tommy, parla e poi sarai libero di andare a ingozzarti quanto vuoi al buffet.”

Sua signoria sospirò. “Sei dannatamente insistente.”

Alzò di nuovo l’occhialino per fingere di essere interessato alle danze, perché non solo il Duca li guardava con la fronte aggrottata ma anche quelli che circolavano ai bordi della pista da ballo cominciavano a voltare la testa nella loro direzione e a sussurrare dietro ai ventagli e ai fazzoletti di pizzo profumati.

“Il vecchio Duca è morto quasi tre anni fa. Aveva sessantotto anni ed era malato da un po’ di anni, quindi la sua morte non è stata inaspettata. Eccetto, cioè, che per la Duchessa che porta ancora il lutto per la sua scomparsa come se fosse successa ieri. È una creatura divinamente bella e dolce, da compiangere. Dicono che il dolore le abbia sconvolto la mente. Sir Titus Foley, un medico damerino che si è fatto un nome per lo studio e il trattamento della melancholia femminile, è stato convocato a Treat dal Duca ed è la seconda volta in due anni. C’è da chiedersi quanto sia equilibrata la mente di Sua Grazia, no? E non l’hai sentito dire da me, perché Kitty mi legherebbe come un pollo e mi farebbe arrosto.”

Jonathon fece una faccia disgustata.

“Quella povera donna ha perso il marito, che era l’amore della sua vita, la sua casa e la sua elevata posizione nella società, e suo figlio la tiene sotto chiave? Non mi meraviglia che soffra di melancholia. Non ha più una vita, è tiranneggiata, tormentata e completamente incompresa, ecco quello che penso. Non ha bisogno delle attenzioni particolari di un ciarlatano altezzoso. Ciò di cui ha bisogno è qualcuno con cui parlare e una spalla amica su cui piangere.”

La risata acuta e incredula di Lord Cavendish si sentì per tutto il salone.

P-P-parlare? Oh, S-S-Strang! Sei la mia tazza di brodo di pollo, così necessaria al mio benessere. Il tuo rimedio? Così poco complicato e affascinante che quasi mi hai convinto. Credo che agirai da uomo e offrirai ad Antonia Roxton la tua ampia spalla su cui piangere?” Si asciugò gli occhi che lacrimavano nei volant di pizzo che gli coprivano la mano tremante. “E per i tuoi sforzi lei ti sarà eternamente grata e non solo ti consegnerà l’eredità Strang-Leven, ma sgombrerà Crecy Hall immediatamente, perché tu ne faccia quello che vuoi?” Scosse incredulo la testa incipriata. “Vorrei vivere per vedere quel giorno!”

Jonathon sorrise. “Aspetta e vedrai!”

© 2014 Lucinda Brant. All rights reserved   |   Contact Me