DAIR DEVIL
IL SIGNORE DEGLI INGANNI

UN ROMANZO STORICO GEORGIANO
Quarto Libro—Della Saga Della Famiglia Roxton
Translator/Traduttore Mirella Banfi
Italian translation of Dair Devil
Serie Roxton Libro 1… Serie Roxton Libro 2… Serie Roxton Libro 4… Eternamente Vostri, Le lettere della famiglia roxton, Primo volume: A compendio dei primi tre libri della saga della famiglia Roxton…
Gli opposti si attraggono. Le apparenze ingannano.
Una facciata intrigante e rude nasconde l’uomo vulnerabile che c’è dietro. Giocherà con la sua vita, ma mai con il suo cuore.
Eterna osservatrice, mai al centro dell’attenzione, la sua fragilità nasconde le sue convinzioni. Rischierà tutto per amore.
Una fatidica notte si scontrano. L’attrazione è immediata, le conseguenze importanti…
Ambientata a Londra e nello Hampshire, nel 1777, questa è la storia di Alisdair, ‘Dair’ Fitzstuart—aristocratico, ex-soldato e attraente canaglia, e di Aurora ‘Rory’ Talbot—‘zitella’ con la passione per la coltivazione degli ananas e nipote di Lord Shrewsbury, il Capo dello Spionaggio inglese, e di come si innamorano.

Quarto libro dell’acclamatissima Saga della famiglia Roxton
Un’avventura romantica con personaggi indimenticabili
Non esplicito (sensualità solo accennata)
Lunghezza: 142.000 parole



Deluxe Trade Paperback  (coming soon)
Ebook  ISBN  9780987375179
Kindle  ASIN 
B00MC4O954
eBOOK

 

Edizione Cartacea


In uscita

COMMENTO IN EVIDENZA

Dair Devil – Il Signore degli inganni è il quarto libro di una serie di ineguagliabili romanzi storici. Difficile per me scegliere quello che preferisco finora, ma questo sarà difficile da superare. Dair Devil - Il Signore degli inganni comincia con un gioco allegro e chiassoso e diventa man mano una storia che si legge tutto d’un fiato. I fan dei romanzi storici si innamoreranno di questa serie e della sua autrice, Lucinda Brant.
TOP PICK ALL-TIME KEEPER SHELF   SWurman for Night Owl Reviews

 

Lucinda Brant continua la saga della Famiglia Roxton e delizia i suoi fan con un altro romanzo appassionato. Ambientato intorno al 1770, la storia unisce politica e intrigo, sia in Inghilterra sia all’estero e i segreti e le bugie che una grande e potente famiglia vorrebbe nascondere. I lettori che hanno seguito avidamente la serie Roxton saranno lieti di trovare riferimenti ai libri precedenti. La Signora Brant riesce a tessere questi fili in un arazzo che continua a svilupparsi. Altamente raccomandato.

 Fiona Ingram for Readers’ Favorite

 

ANTEPRIMA

CAVENDISH SQUARE, LONDRA,
LA PRIMA SETTIMANA DI MAGGIO 1777

ALISDAIR ‘DAIR’ FITZSTUART si sfilò la camicia di lino bianca dalle spalle squadrate, la appallottolò e la gettò al suo attendente. Bill Farrier afferrò l’indumento stropicciato con la sua unica mano e lo gettò dentro un grande zaino di tela, sopra al panciotto di seta blu notte di sua signoria e alla redingote in tinta. Aveva appoggiato gli stivali di pelle del suo padrone accanto a un alto muro di pietra, alla larga da eventuali passanti. Difficile che ci fossero pedoni, comunque, visto il posto e l’ora.

Il vicolo Red Lane correva dietro a una fila di eleganti residenze di città che davano sulla Cavendish Square. Lo usavano i commercianti e gente di quello stampo. Non era un indirizzo frequentato da gentiluomini, salvo che fossero intenti a qualche mascalzonata. I tre gentiluomini ubriachi che si passavano una bottiglia di vino, bevendo sorsate robuste, non erano impegnati in opere pie. Bill Farrier lo sapeva con certezza. Il flemmatico ex-soldato sapeva anche che dalle loro buffonate non sarebbe uscito niente di buono.

Era il tramonto e c’era la luna nuova e questo significava che sarebbe stato buio pesto. Ed era un bene, pensò l’attendente. Il suo padrone e i suoi due amici forse sarebbero riusciti a scappare senza essere catturati o riconosciuti. Aveva piena fiducia nel Maggiore Lord Fitzstuart. Cinque anni come attendente di sua signoria gli avevano permesso di apprezzarne il valore. Lo avrebbe seguito in capo al mondo e sarebbe anche caduto oltre i suoi confini, se necessario. I due compagni civili del Maggiore non godevano della stessa fiducia. Insieme sembravano avere il coraggio che il Maggiore aveva nel suo dito mignolo. Ma siccome erano i compagni di bisboccia del Maggiore fin dai tempi di Harrow, non toccava a lui fare commenti, salvo che glielo chiedessero. Rimase in silenzio e aspettò pazientemente che sua signoria si togliesse il resto dei vestiti: calze, calzoni e brache. Poi, fece segno con un dito a un portatore di fiaccola di farsi avanti, come se la torcia potesse far luce sulla discussione in corso o, almeno, fornire un minimo di calore al Maggiore a petto nudo.

Dair non sembrava sentire il freddo dell’aria primaverile, le dita dei piedi scavavano nella terra fredda sotto le calze mentre si slacciava i tre bottoni alle ginocchia e poi la patta dei calzoni. Alzò gli occhi quando lo chiamarono.

“Aspetta!” Disse un gentiluomo alto e biondo, che era rimasto in calzoni. Puntò il collo della bottiglia di vino nella direzione dell’amico. “Non si era parlato di restare nudi come vermi.”

“Per fare un’incursione nello studio di Romney come Indiani americani non possiamo restare vestiti da inglesi,” enunciò Cedric Pleasant, come se stesse parlando con un bambino.

Dair lasciò cadere i calzoni, li scavalcò, si tolse le calze, le avvolse nei calzoni e gettò il tutto a Farrier.

“Il perizoma, Sig. Farrier, se non vi dispiace.”

“Allora indossi veramente le brache,” dichiarò Lord Grasby, biondo chiaro e di bell’aspetto, con soddisfazione. “Questa è una scommessa che vincerò. Il sottoscritto sarà più ricco di una ghinea!”

Cedric Pleasant fece scivolare il suo orologio da taschino d’argento in una tasca profonda della redingote.

“Una scommessa? Sulle brache di Dair?”

“Se le indossasse o no,” disse Lord Grasby. “Io ho detto che, contrariamente a quanto altripossono pensare, Alisdair Fitzstuart è un gentiluomo.”

“Grazie, Grasby.”

Lord Grasby salutò Dair portandosi il collo della bottiglia alla tempia.

“Chi diavolo potrebbe scommettere il contrario?” Si chiese Cedric Pleasant a voce alta.

“O a chi potrebbe importare,” aggiunse Dair scuotendo la testa.

Lord Grasby bevve un lungo sorso di vino prima di dire. “Fratello Faina. Ecco chi! La Faina ha detto che un soldato—addirittura un Dragone—non avrebbe indossato un capo di abbigliamento inutile come le brache, perché un soldato deve avere la sua arma pronta in ogni momento.” Fece un versaccio “Hai sentito, Cedric? Faina—arma pronta—in ogni momento.”

Cedric grugnì la sua conferma e fece per afferrare, mancandola, la bottiglia che Lord Grasby stava agitando.

Dair scosse di nuovo la testa, guardando il cielo che si stava oscurando e fece segno a Farrier di avvicinarsi.

“La carrozza è in fondo al vicolo?”

“Sì, milord.”

“Pagato i gendarmi?”

“Saranno sordi come un ciocco di legno, milord. Non sentiranno nessun grido di aiuto che provenga da quella gente.”

“Bene, una volta che Lord Grasby ed io saremo entrati dalla porta del giardino, tu sparirai con tutta la roba e ci vedremo alla carrozza nella piazza. Non fuori dalla casa di Romney. Falla fermare dall’altra parte della strada. Faremo una corsa.” Colse l’occhiata scettica di Farrier rivolta al suo biondo e ubriaco compagno di scuola. “Non preoccupatevi. Se necessario lo isserò su una spalla.”

“Molto bene, milord.” Farrier non aggiunse altro. “Perizoma?”

“Perizoma.”

Lord Grasby appoggiò un gomito ossuto sulla spalla di Cedric Pleasant per poter alzare un piede e togliersi la calza senza cadere sul muso. “Ehi, Dair! Dimmelo ancora—perché ci stiamo svestendo in un vicolo?”

Cedric Pleasant sospirò irritato e stava per rispondere quando Dair disse, pazientemente, “Due motivi: stiamo per irrompere nello studio di un pittore per dare una scossa all’inesistente vita amorosa di Cedric. Secondo: vuoi mettere in imbarazzo quel buono a nulla di una faina di tuo cognato; parole tue, non mie. Quindi i tuoi migliori amici ti stanno facendo un favore, organizzando questa commediola.”

Ci volle un momento perché la spiegazione riuscisse a penetrare nel cervello imbevuto di vino di Lord Grasby.

“Bene. Lieto di aiutarti, Cedric. Spero che la Faina si soffochi su una costoletta di agnello! Puah,” aggiunse, facendo una smorfia come se avesse inaspettatamente assaggiato qualcosa di amaro. “Perché ho dovuto ritrovarmi con Watkins la Faina come cognato? Quell’uomo è un… un…” cercò nel suo vocabolario limitato dall’alcool. “Una Faina.”

“Così si fa,” disse Dair sorridendo. “Ora spogliati.”

Lord Grasby si tolse ubbidiente l’altra calza. “Sai che cosa detesto di lui, più di ogni altra cosa, più delle sue continue lagne bigotte, più della sua meschina boria, più del modo in cui gira intorno a mia sorella—” “Di certo come lista è sufficiente—”

“—è che ha commesso l’infamia di dichiarare che Charlie Fitzstuart sarebbe un Conte di Strathsay più adatto di Dair. Ha anche detto che è quello che pensano i parenti di Dair! Che faccia tosta!”

“Mio fratello sarebbe un conte più adatto,” confermò Dair, tirando i lacci dei calzoni. “E, sì, anche i miei stimati parenti la pensano allo stesso modo.” Scrollò le spalle. “Niente di nuovo. La Faina è un mezze maniche leccapiedi, ma ammetto che usa a suo vantaggio quel poco di materia grigia che ha tra le orecchie a sventola.”

“Stronzate!” Dichiarò Lord Grasby e bevve un’altra sorsata di vino. Si pulì la bocca con il dorso della mano che teneva stretta la calza scartata. “A me tuo fratello piace abbastanza, Dair, ma Charlie non è te, Vero Cedric?”

“Certamente no!” Confermò Cedric Pleasant. “Charlie è un topo di biblioteca; tu no. Che ne sa un topo di biblioteca, eccetto quello che c’è sui libri? Scritti da gente morta, i libri. Gente spaventosa, gli autori.”

“Non esiste che un topo di biblioteca erediti il titolo di conte,” aggiunse Lord Grasby. “Farebbe sembrare tutti noi non all’altezza. Non c’è niente di male a essere tutto muscoli e niente cervello, e l’ho detto alla Faina. Se non fosse per voi bravi ragazzi in uniforme, i piagnucolosi individui come la Faina passerebbero i loro giorni tremando di paura sotto le coperte! E gliel’ho detto.”

Dair scoppiò a ridere. “Non sono in uniforme adesso, Grasby. Ma grazie per essere corso in mia difesa; beh, almeno credo che sia quello cui mirava il tuo discorso.” “Prenderei quello che dice Grasby cum grano salis,” disse Cedric Pleasant, mormorandogli all’orecchio. “Direi che è più che altro il chiaretto che parla.”

Gli occhi scuri di Dair fissavano quelli di Cedric Pleasant.

“Ma Faina Watkins non beve… ovviamente non me la prenderò, Cedric,” disse Dair sforzandosi di sorridere quando vide che il suo amico sembrava a disagio. Gli diede una pacca sulla spalla. “Oltre a non avere un cervello, a quanto pare non ho nemmeno un cuore. Ah! Mi chiedo quali organi interni Faina Watkins mi permetterà di avere?”

“Niente cuore? Questa è nuova,” rispose Cedric Pleasant con un sorriso, imitando il tono indifferente di Dair. “Forse crede segretamente che tu sia un automa? Che torni in vita dandoti la carica? Che ne pensi, Grasby? Mistero risolto! Il Maggiore è sopravvissuto a nove anni nell’esercito perché non è di carne e ossa, ma è fatto di ingranaggi e molle!”

“Automa? Niente cervello e niente cuore? Questo spiegherebbe perché ha accettato quell’orrenda scommessa di scopare una storpia per uno scellino,” dichiarò Grasby, aggredendo Dair in un istante di lucidità. “L’hai fatto vero? Hai accettato questa sfida spregevole, Dair?”

Cedric Pleasant era sbalordito. “Diavolo no! Chi lo dice?”

“La Faina, ecco chi!”

Cedric Pleasant guardò Dair, meravigliato. “Non è possibile. Non lo avresti mai fatto!”

Dair sembrò a disagio per un attimo, ma lo mascherò in fretta, dicendo con una risata di finta indifferenza, “Se è appena carina e ci sta, perché no?” Guardò le due facce tirate, senza capire l’improvvisa tensione tra i suoi due migliori amici. “Che c’è? Ero ubriaco. È successo tanti anni fa.” E per farli ridere, aggiunse con un sorriso imbarazzato, “Essere zoppi non significa avere il cervello zoppo. Visto che io non ho un cervello, scoprirebbe che sono un automa e toglierebbe la chiave prima che io possa perfino baciare le sue labbra seducenti!”

“Non potresti nemmeno avvicinarti tanto da farlo! Scommetto uno scellino!” proclamò Lord Grasby.

Risero e tornò la concordia.

“Non è ora che ti tolga i calzoni, Grasby?” Chiese Cedric, riportando in carreggiata la conversazione.

Lord Grasby abbassò le spalle.

“È assolutamente necessario che mi tolga i calzoni e le brache?”

“Sì,” rispose Dair con un accenno di scusa nella voce. “È cruciale per la riuscita della missione.”

“E l’orologio sta ticchettando verso la mezz’ora…” aggiunse allegramente Cedric Pleasant alzando le sopracciglia.

“Va bene, va bene,” borbottò Lord Grasby, slacciando con riluttanza i grandi bottoni di corno dei suoi calzoni di tela. Non riuscendo a trattenere la bolla d’aria che aveva in gola, emise un rumoroso rutto e si sentì molto meglio. Ridacchiò. “Credo di aver bevuto troppo chiaretto. Drusilla—Silla—la mia mogliettina, mi rimprovererà severamente quando tornerò a casa. Harvel Grasby, sei ubriaco e passerai la notte nel tuo letto.” Alzò gli occhi mentre slacciava il quarto e ultimo bottone. “Conoscete mia moglie, no, Dair? Cedric?”

“Si,” rispose Dair, scuotendo la testa rivolto a Cedric che sorrise, “Abbiamo partecipato entrambi alle tue nozze.”

“Ah! Giusto!” disse Grasby in un momento di lucidità. “Era mia sorella che mancava al mio grande giorno. Era a letto. Febbre.”

“Dair indossava la sua uniforme,” aggiunse Cedric Pleasant. “È stato appena prima di essere inviato a occuparsi di quell’orribile situazione nelle colonie…”

Dair fece una smorfia alla parola orribile, come se la guerra in America si potesse paragonare a un mal di denti. Si tolse le brache e, come sempre, non fece commenti riguardo al tempo passato nell’esercito, specialmente riguardo al suo coinvolgimento nella sanguinosa lotta dall’altra parte dell’Atlantico, tra quelli leali alla corona e gli agitatori che avevano preso le armi contro il loro re. Aveva fatto delle scelte durante la sua vita che ora desiderava aver ponderato meglio, ma non aveva rimpianti ed era abbastanza filosofo da sperare di aver imparato qualcosa lungo il cammino.

Quando Bill Farrier gli porse la sottile cintura intrecciata, la appoggiò ai fianchi stretti e nudi, fece un nodo e tirò per assicurarsi che non cedesse. Poi girò il nodo per metterlo appena sotto il fianco destro di modo che i due rettangoli di morbida pelle cucita alla cintura ricadessero davanti e dietro, offrendo una copertura tra le gambe. Alzando gli occhi, vide Lord Grasby che lo guardava stupito.

“Si chiama perizoma. Farrier ne ha uno anche per te.”

Lord Grasby fissò il suo miglior amico, nudo eccetto che per quella striscia di pelle tra le cosce muscolose, e la sua sicurezza svanì completamente. Continuò a guardarlo, imbambolato.

“È tutto lì quello che indossa un Indiano americano?”

“In estate—sì.”

Lord Grasby sembrò preso dal panico. “Mi stai prendendo in giro!”

“No. Così, oppure niente del tutto,” rispose Dair, a suo agio col proprio corpo. “Scegli tu.”

Lord Grasby agitò nervosamente una mano, come per scacciare una vespa. L’atteggiamento imperturbato del suo amico aumentò il suo panico.

“Tanto varrebbe non indossare niente perché quella pelle copre a malapena il tuo ding-dong. E non ridere. Dair! Cedric! Oh! Ah. Ah. Sì, va bene, a te serve un perizoma più lungo, ma noi, eh? Che ne dici di me?”

“Non eri così timido a scuola,” aggiunse Dair, mentre si intrecciava una parte dei capelli neri lunghi fino alle spalle. “Siamo stati i primi a spogliarci e a correre nella corte interna, o attraverso il campo da rugby con i nostri gioielli esposti al vento.”

“A scuola, eravamo tutti della stessa misura; tu non eri così grosso e peloso allora.”

Cedric Pleasant fece una smorfia. “Con quel broncio non sembri diverso da una delle mie otto sorelle quando le si dice che non può avere un nuovo paio di guanti, ma nessuna di loro si lamenta tanto! Almeno tu dalla tua hai l’altezza. A scuola ero il più piccolo di tutti. E lo sono ancora. Eppure non mi lamento.”

Dair ridacchiò, dando una pacca sulla spalla a Cedric.

“Cedric, con otto sorelle, ai miei occhi sei alto due metri. Una è già troppo. Mary mi prendeva in giro senza pietà. Le sorelle maggiori sono particolarmente brave in questo. È dannatamente imbarazzante avere il petto e le gambe pelose a quattordici anni.”

Lord Grasby sbatté gli occhi. “Cosa? Lady Mary ha anche lei il petto peloso?”

Dair e Cedric Pleasant si scambiarono un’occhiata stupefatta e poi scoppiarono a ridere raffigurandosi la graziosa, raffinata sorella di Dair, dai capelli d’oro, con il petto ricoperto di peli. Quando Cedric riuscì a riprendere abbastanza fiato da parlare, disse ansimando, “Non la divina Lady Mary, Grasby, testa di rapa! Dair. Dair era un orso peloso a Harrow, e lo è ancora.”

“Beh, sei cresciuto a sufficienza da giustificare i peli. Io non sono cambiato,” ammise Grasby imbronciato. “Almeno tu hai le spalle larghe e i muscoli, Cedric. Proprio come Dair. Le donne ammirano le spalle larghe e i muscoli. Io sembro ancora un furetto malnutrito—proprio così! Continuate a ridere! Colpite un uomo quando è ubriaco! È dannatamente vero, ve lo dico io!”

“Ti sentirai meno un furetto e più un guerriero quando ti avrò dipinto con le pitture di guerra. Datti una mossa, Grasby, prima che le donnine spariscano nella notte.”

A Lord Grasby piacque l’idea di nascondersi dietro le pitture di guerra. Si tolse in fretta le brache, strappò la cintura con il perizoma dalle pazienti mani di Farrier, che era al suo fianco da un po’ e se la mise intorno alla vita. Imbarazzatissimo, legò di corsa la cinghia e diede un sospiro di sollievo per aver completato il compito in un tempo da record. Non se ne era accorto, ma i due teli non erano davanti e dietro come pensava, ma a sinistra e a destra, contro i fianchi nudi.

Cedric Pleasant non riuscì a frenarsi. Esplose in una risata; l’espressione di sollievo sul volto di Grasby era stata l’ultima goccia. Dair si voltò per nascondere il sogghigno e i due amici barcollarono insieme, piegati in due dalle risate incontrollate. Con le mani sui fianchi, Grasby li guardava truce, chiedendosi che cosa ci fosse di tanto divertente. Alla fine Cedric si voltò, senza riuscire a parlare perché stava ridendo ancora forte, e agitò un dito in direzione dell’inguine di Grasby. Sua signoria abbassò gli occhi, sobbalzò quando vide la fonte dell’allegria dei suoi amici e cercò in fretta di sistemare le cose, con il volto in fiamme.

“Dannazione! È incastrato!”

“Posso aiutarvi, milord?” Chiese Farrier, impassibile, mentre il suo padrone e il Sig. Pleasant continuavano a darsi delle manate, incapaci di controllare le loro risate.

“Sì, sì. Va bene. E fate in fretta!”

Grasby sopportò a testa alta le manovre dell’attendente che gli sistemava il perizoma, con tutta la dignità di un uomo che si trovasse nel suo spogliatoio e non nudo in un vicolo.

“Se volete controllare che il nodo che avete legato sia ancora sicuro, milord, è tutto a posto.”

“Non potete farlo voi, dannazione?” Ordinò Lord Grasby a denti stretti.

Quando l’attendente rimase in silenzio e alzò il braccio sinistro, finalmente Grasby abbassò gli occhi. Al posto della mano c’era solo aria. La curiosità ebbe la meglio e Grasby sbirciò nel vuoto della manica della giacca di Farrier. In tutta risposta, Farrier spinse il braccio nella manica e al posto della mano uscì un moncone, sormontato da un piccolo uncino di lucido argento, che sporgeva da una coppa su misura assicurata all’avambraccio.

Grasby fece un salto.

Dair e Cedric Pleasant, che erano appena riusciti a smettere di ridere, esplosero un’altra volta in risate incontrollate e questa volta talmente forti che ricaddero all’indietro contro l’alto muro di pietra che circondava il giardino della residenza di città di George Romney, con le spalle che si scuotevano, come se servisse loro un sostegno per restare in piedi.

“Per il re e la nazione, milord,” fu l’impassibile risposta di Farrier alla reazione di Lord Grasby davanti alla sua mano amputata.

“Mi avete spaventato a morte! Dannazione a voi!”

L’attendente si inchinò e con un gesto plateale agitò il braccio di modo che il moncone fosse nuovamente nascosto, lasciando solo la punta dell’uncino visibile dentro la manica della giacca.

“Grazie, Sig. Farrier,” disse Dair, spostando le spalle nude dal muro di pietra. “Per questa sera vi siete divertito; ora tocca a noi. Andate a prendere il barattolo della vernice e la polvere, per favore.”

L’attendente si inchinò e si ritirò, lasciando dietro di sé un silenzio greve.

“Nove anni nell’esercito e ne sei uscito con qualche ammaccatura, ma il povero Farrier ha avuto la dannata sfortuna di perdere una mano,” disse Cedric Pleasant in tutto quel silenzio. “Ma siete riusciti a mantenere entrambi una testa sulle spalle, ed è quella la cosa più importante, vero?”

“Dannazione, avresti potuto dirmelo!” sbottò Grasby. “Avrò gli incubi per settimane.” Rabbrividì per il disgusto. “Dannatamente spiacevole…”

I volto di Dair si fece cupo. Era sul punto di rammentare al suo amico che c’erano migliaia di Farrier in giro che avevano perso gli arti, per non parlare di quelli che avevano fatto il sacrificio supremo, al servizio del Re e della nazione. E tutto perché i gentiluomini come Grasby potessero continuare a vivere indisturbati e liberamente le loro vite. Invece, si ricacciò in gola il commento e si voltò a prendere il barattolo della vernice dal suo attendente.

“Guarda e impara, Grasby,” disse Dair, facendo segno al suo miglior amico di avvicinarsi.

Intingendo il dito indice nel barattolino di ceramica con la vernice bianca e guardandosi in uno specchietto che il suo attendente teneva alzato alla luce arancione della lanterna, Dair tracciò una striscia continua da zigomo a zigomo, attraverso il naso aquilino. Poi aggiunse due strisce su ogni guancia e un’unica striscia dal labbro inferiore, fino al centro del suo forte mento squadrato.

Soddisfatto delle pitture di guerra, scambiò il barattolo di vernice con uno straccio intriso di polvere di carbone e se lo passò sulle palpebre chiuse, poi si annerì sotto gli occhi, allargando il colore verso le tempie fino all’attaccatura dei capelli. Poi applicò la polvere nera alla parte superiore arrotondata delle spalle muscolose. Sorrise guardandosi allo specchio. Il bianco degli occhi ora risaltava minaccioso e la vernice e la fuliggine in qualche modo facevano sembrare i grandi denti bianchi più luminosi e aguzzi.

Dair rivolse il suo macabro sorriso ai suoi due amici, che spalancarono gli occhi e sorrisero, apprezzando la sua trasformazione. E quando gettò indietro la testa e ululò alla luna, Grasby si unì a lui, contagiato dall’entusiasmo dell’amico.

Quando entrambi i gentiluomini furono sufficientemente decorati con le pitture di guerra e la fuliggine applicata non solo sul volto di Lord Grasby ma anche sui capelli, per nasconderne il colore biondo chiaro, Cedric Pleasant diede un’ultima occhiata ai suoi amici e dichiarò che erano pronti per la loro missione. Lord Grasby però prese tempo con un’ultima riserva, dicendo, diffidente, “Non credete che il mio perizoma sia un bel po’ più piccolo di quello di Dair?”

Dair a Cedric reagirono come concordato, fingendo sorpresa e si guardarono l’un l’altro scuotendo solennemente la testa. Entrambi nascosero un sorriso ma c’era una luce maliziosa nei loro occhi, come scolaretti che stessero giocando uno scherzo a un compagno ignaro. Dair aveva chiesto a Farrier di ridurre la lunghezza e la larghezza del perizoma dell’amico di modo che quando correva non potesse fare a meno di esibire gli attributi.

“Certo che no!” Mentì spudoratamente Cedric Pleasant. “È una questione di prospettiva… sono sicuro che tu e Dair abbiate il batacchio della stessa misura. Non è vero, Dair?”

“Non chiederlo a me!”

“Non quello, Cedric! Non ho bisogno delle tue rassicurazioni sulla misura del mio bastoncino di zucchero! Il perizoma. È il perizoma che mi preoccupa. Non sembra che copra—”

“Io mi preoccuperei di più per quella voglia,” lo interruppe Dair scuotendo lentamente la testa. Risucchiò l’aria tra i denti e poi esalò lentamente, lasciando cadere le spalle.

“Se qualcuno la vedesse, ti riconoscerebbe e non lo vuoi di certo.”

“Sì che lo vogliamo!” Gli sibilò Cedric Pleasant all’orecchio.

Lord Grasby sbatté una mano sulla parte sinistra del suo inguine esposto, per coprire una macchia color caramello della misura di una tabacchiera. Alzò il mento. “Nessuno la riconoscerà eccetto la mia cara signora moglie.”

Dair alzò le sopracciglia. “Ne sei sicuro?”

“Che cosa vuoi insinuare? Che sia un marito infedele?”

“È quello che sto insinuando?”

“Io prendo molto sul serio la santità del matrimonio.”

“Buon per te!” Dair diede una sculacciata un po’ troppo forte al sedere nudo dell’amico. “Io ammiro un uomo pronto a sacrificarsi per una causa, anche se persa. Farrier! È ora, se non vi dispiace.”

“Ehi, attento Dair! Non accetto—”

Ma Dair gli aveva voltato le spalle per nascondere un sorriso. Una strizzata d’occhi a Cedric Pleasant e il suo amico si rese conto che Dair aveva elegantemente distratto Grasby dalla sua preoccupazione riguardo alle dimensioni del perizoma. Scosse la testa, ammirato per l’abilità innata di Dair di trovare una via d’uscita.

Mentre Farrier e il portatore di torcia raccoglievano i vestiti dei gentiluomini, Dair ripassò ancora una volta il piano dell’incursione nello studio del pittore, in particolar modo la tempistica della drammatica entrata di Cedric Pleasant con la spada in pugno. Quando i suoi amici confermarono di aver capito come si sarebbero svolti gli eventi, aggiunse, “Quando Cedric minaccerà di infilzarmi con la spada, sarà il momento di battercela a gambe levate—”

“—fingendo di essere giustamente terrorizzati,” aggiunse Cedric Pleasant.

“Saremo spaventati a morte, vecchio mio,” confermò Grasby.

“Tu minaccerai di infilzarmi e noi ci precipiteremo verso la porta. Capito, Grasby?”

“Perfettamente. Cedric cerca di infilzarti. Noi sembriamo pietrificati. Io smetto di dare la caccia alle danzatrici e corro fuori dalla casa dietro a te. Corriamo verso la carrozza dall’altra parte della piazza.”

Dair sorrise. “Cedric è il salvatore della patria e la divina Consulata Baccelli avrà occhi solo per il suo nuovo campione. Più facile di così!” Tese la mano. “Signori, che l’avventura abbia inizio!”

I tre uomini si strinsero la mano, con una luce maliziosa negli occhi e si augurarono buona fortuna prima di dividersi. Il Sig. Cedric Pleasant tornò indietro nel vicolo, con la mano guantata sull’elsa della spada e una nuova baldanza nel passo. Il Maggiore Lord Fitzstuart e Lord Grasby entrarono furtivamente nel giardino della residenza di città di George Romney, passando dall’entrata posteriore.

Proprio in quel momento, Lady Grasby, il Sig. William Watkins e la sorella di Lord Grasby, Miss Talbot venivano fatti accomodare dentro casa dal maggiordomo del Sig. Romney.

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